

di Oscar Wilde
Scrittore, poeta e drammaturgo, Oscar Wilde, il dandy per eccellenza, nacque a Dublino il 16 ottobre 1854; studiò al Trinity College e frequentò l’Università a Oxford. Affabile e brillante conversatore, imparò ben presto l’arte teatrale cimentandosi nelle commedie più notevoli e sprezzanti dell’Età Vittoriana. Fu grande sostenitore della dottrina estetica portata al suo estremo, in nome dell’arte pura (art for art’s sake). Nel 1884 sposò Constance Mary Lloyd: un matrimonio di convenienza che durò fino alla nascita dei suoi due figli e alla scoperta della sua omosessualità. Nel 1891 pubblicò il suo primo e unico romanzo The Picture of Dorian Gray, l’opera che gli diede l’indiscussa fama e l’autorevolezza di scrittore. Nel 1895 fu imputato con l’accusa di sodomia e per questo condannato a due anni di lavori forzati; fu il periodo in cui scrisse l’epistola De Profundis, una delle opere più poetiche e strazianti del secolo. Visse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, sotto falso nome, fino alla morte, che giunse il 30 novembre del 1900. Oggi le sue spoglie sono sepolte nel cimitero di Père Lachaise.
Vera, or the Nihilists (1880); The Canterville Ghost(1886); A House of Pomegranates (1888); The Happy Prince and Other Tales (1888); The Picture of Dorian Gray (1891); Lord Arthur Savile’s Crime (1891); Lady Windermere’s Fan (1892); Salomè (1893); A Woman of No Importance (1893); An Ideal Husband (1895); The Importance of Being Earnest (1895); The Ballad of Reading Gaol (1897); De Profundis(1905).
Commedia in tre atti, rappresentata per la prima volta nel 1895 al St. James’s Theatre di Londra, il giorno di San Valentino. The Importance of Being Earnest narra la storia di Jack Worthing e Algernon Moncrieff, due gentiluomini londinesi che fingono di chiamarsi Ernest per attirare le simpatie delle belle ereditiere Gwendolen, cugina di Algernon, e Cecily, nipote di Jack. L’amata di Jack è però ostacolata dalla madre, la pungente Lady Bracknell, che non sopporta l’idea che la figlia si fidanzi con lui, orfanello ritrovato in una stazione ferroviaria. Algernon invece, innamorato della giovane Cecily, è contrastato proprio da Jack, che essendo zio e tutore della ragazza, vuole proteggerla dalla pericolosa superficialità dell’amico. Tra divertenti equivoci e in un crescendo di colpi di scena, Wilde ha saputo denunciare, con grande ironia e cinismo, tutta la superficiale retorica e le vuote convenzioni sociali dell’Età Vittoriana, elaborando una trama nella quale il duello verbale ha la meglio sulle azioni e conduce a un lieto fine niente affatto scontato.
L’adattamento che proponiamo è ambientato nell’ “età del jazz” tanto cara a Scott Fitzgerald e, per molti aspetti, vicina all’epoca di Wilde: quella del periodo delle grandi innovazioni tecnologiche, ma anche della grande depressione causata dal crollo di Wall Street e dalla sontuosità dell’Art Déco. Un periodo decadente ma d’influenze artistiche e scientifiche talmente avanti da permettersi di dettar leggi di stile, cosa che ben si adatta alle commedie wildiane. Lo spettacolo è un omaggio a Hollywood, tanto nel look da dive Anni ’20 e da icone maschili alla Gary Cooper, quanto nell’espressività dei film muti. L’Art Déco, con il suo stile sofisticato e le forme moderniste, influenza la ricostruzione dei tre ambienti principali (l’appartamento di Algernon a Londra, il giardino e il salotto della tenuta di Hertfordshire) in cui si svolge la vicenda. La musica jazz e ragtime, dal tono positivo, energico e spiritoso, permette di scandire l’azione scenica, mentre brevi momenti di danza Charleston o Tango segnano lo sviluppo delle vicende. Uno spettacolo fisico, dinamico e decisamente espressivo, capace di guidare il pubblico all’interno dell’ironia tipica della lingua inglese e far apprezzare anche visivamente l’opera di Wilde.
Regia di John O’Connor