

di Molière
Jean Baptiste Poquelin detto Molière, nacque il 15 gennaio 1622 a Parigi. Fu educato al teatro sin da piccolo, grazie all’influenza del nonno materno, tanto che dopo gli studi in diritto decise di seguire la sua vocazione teatrale, nonostante l’opposizione del padre. Conobbe l’attrice Madeleine Béjart, che lo aiutò a creare una sua compagnia e gli rimase accanto professionalmente per tutta la vita. Così, nel 1643 fondò l’Illustre Théâtre, ma i debiti e gli scarsi risultati lo convinsero a lavorare come attore ambulante fino a quando decise di cimentarsi nella drammaturgia. Le sue opere furono ironici affreschi della sua epoca, grazie ad una buona dose di verosimiglianza e spirito di osservazione, con una spiccata tendenza alla commedia degli equivoci. Uno stile mai completamente accettato dalla critica, che spesso censurò le sue rappresentazioni. Per ironia della sorte, proprio mentre recitava Le Malade Imaginaire, un attacco di tosse lo costrinse a interrompere lo spettacolo. Molière morì poco dopo di tubercolosi, il 17 febbraio del 1673, ancora vestito di verde come il suo personaggio. Oggi la sua tomba si trova nel cimitero parigino di Père Lachaise, con inciso “Rien ne manque à sa gloire, il manquait à la nôtre” (Nulla manca alla sua gloria, egli mancava alla nostra). Da allora la superstizione francese vieta di vestirsi di verde durante le prime in teatro.
Les Précieuses Ridicules (1659); Sganarelle ou le Cocu Imaginaire (1660); L'Ecole des Maris (1661); L'Ecole des Femmes (1662); Tartuffe ou l'Imposteur (1664); Dom Juan ou le Festin de Pierre (1665); Le Misanthrope ou l'Atrabilaire Amoureux (1666); Amphitryon (1668); L'Avare ou l'Ecole du Mensonge (1668); Le Bourgeois Gentilhomme (1670); Les Fourberies de Scapin (1671); Les Femmes Savantes (1672); Le Malade Imaginaire (1673).
L’Avare è una commedia in cinque atti scritta nel 1668 e ispirata all’Aulularia di Plauto. La storia è quella dell'avido Arpagone, che decide di combinare matrimoni di convenienza ai propri figli, Elisa e Cleante, per non dover lasciare doti e ricavarne invece ricchezze. Nello stesso tempo vuole sposare Marianna, una bella ragazza di origini umili, innamorata però del figlio Cleante. Anche la figlia Elisa è già segretamente innamorata di Valerio, un giovane che si finge valletto di Arpagone per stare vicino all’amata. Ma il progetto di Arpagone per la figlia è un altro: farle sposare il Signor Anselmo, un uomo facoltoso che accetterebbe di sposare la giovane anche senza dote. Dopo una serie di disavventure, equivoci e malintesi, il classico colpo di scena finale permette alle due giovani coppie di sposarsi senza l’aiuto economico di Arpagone che, fermo nella sua testardaggine, preferisce rimanere solo con il suo denaro.
L’allestimento della Bouffon Théâtre gira attorno all’abitazione di Arpagone e alla costante presenza della sua caricatura; personaggio da prendere in giro, sbeffeggiare e torturare, con una gioia e una leggerezza tipiche del circo. Tutta l’avarizia, l’egoismo e la solitudine di Arpagone ruotano attraverso le uscite e le entrate di una casa vuota, ma capace di ostentare i propri averi, dai lampadari ai tappeti polverosi, alle tende di tulle, ai pochi mobili presenti sulla scena. Più che un luogo vero e proprio, la casa de L’Avare è un crocevia di persone, di sconosciuti che passano senza fermarsi e senza parlarsi. Un’abitazione asettica che funge solo da nascondiglio del denaro e degli averi, dove tutto è nascosto tranne le molte porte destinate ad accompagnare all’esterno l’ospite del momento, senza la volontà di trattenerlo, nemmeno per un momento. Anche i costumi respirano una grande sobrietà, colori naturali, elementi di ricchezza su certi personaggi, di eccentricità su altri; l’accompagnamento musicale è tipicamente barocco, capace di dare gioia e regalare un clima di festa, in uno spirito quasi carnevalesco e di ironica buffoneria, ma non mancano i ritmi moderni capaci di attirare il pubblico più giovane.
Regia di Richard Arselin e Véronique Boutonnet